
Ogni goccia di miele è una preghiera
Oggi ho smielato il miele di castagno.
È un gesto che compio ogni anno, eppure ogni volta è come fosse la prima. Appena entro nel laboratorio e apro i melari, il tempo cambia ritmo. Le mani lavorano, ma la mente si quieta. Il rumore dello smielatore diventa una sorta di mantra, il profumo intenso del castagno riempie l’aria e qualcosa, dentro di me, si apre.
Ogni volta accade la stessa cosa.
I miei pensieri si allontanano dalla quotidianità e si dirigono spontaneamente verso ciò che considero più grande di noi: il mistero della vita, il sacro, il divino.
Sono profondamente grato alle api.
Non soltanto perché mi donano il miele, ma perché, da quando diversi anni fa sono diventato apicoltore, sono diventate alcune delle mie più grandi maestre.
Molte persone osservano un alveare e vedono migliaia di insetti.
Io vedo un organismo vivente.
Vedo un superorganismo nel quale ogni ape vive per qualcosa che va oltre se stessa. Nessuna cerca il successo personale. Nessuna desidera primeggiare. Nessuna accumula per il proprio interesse. Ognuna svolge il proprio compito con assoluta dedizione, in armonia con tutte le altre.
È una società eusociale.
Come la nostra.
Eppure quanto siamo lontani, spesso, da quell’equilibrio.
Osservando un alveare mi ritrovo continuamente a riflettere anche sulla nostra società. Ogni ape rappresenta una parte di noi: chi costruisce, chi protegge, chi raccoglie, chi nutre, chi esplora, chi si prende cura delle nuove generazioni.
Nessun ruolo è superiore agli altri.
Tutti sono indispensabili.
L’alveare non vive grazie ai più forti.
Vive grazie alla collaborazione.
Negli anni ho raccontato molte volte che, osservando il comportamento delle api, mi sono reso conto di una proporzione che porto spesso anche nel mondo delle organizzazioni e delle aziende: circa il novantotto per cento dell’energia è dedicata alla cooperazione, mentre solo una minima parte riguarda la competizione.
Quanto sarebbe diversa la nostra società se invertissimo la prospettiva?
Se smettessimo di vivere gli uni contro gli altri e iniziassimo a riconoscerci come parti dello stesso organismo?
Mentre smielavo, osservavo il miele scendere lentamente dai favi.
E ogni volta la stessa domanda emerge dentro di me.
Quanto lavoro c’è dietro una sola goccia?
Per produrre un chilogrammo di miele migliaia di api percorrono complessivamente centinaia di migliaia di chilometri, visitano milioni di fiori e trasformano il nettare attraverso un processo biologico di una perfezione straordinaria.
Noi vediamo un vasetto.
Loro hanno vissuto un’intera stagione.
Ogni goccia racconta milioni di voli.
Ore di lavoro incessante.
Fiori cercati uno ad uno.
Una dedizione silenziosa che raramente vediamo.
Questo pensiero mi attraversa ogni volta con una forza diversa.
È impossibile non provare umiltà.
In quei momenti sento cadere ogni illusione di controllo, ogni pretesa di essere il centro del mondo.
Mi prostro interiormente davanti alla Vita.
Non davanti a un’idea.
Davanti alla Vita stessa.
Perché tutto ciò che esiste è infinitamente più intelligente di quanto il nostro ego riesca a immaginare.
Le api non parlano.
Eppure insegnano.
Non fanno conferenze.
Eppure educano.
Non scrivono libri.
Eppure raccontano una filosofia che attraversa milioni di anni di evoluzione.
Ci ricordano che esiste una sapienza che precede il pensiero.
Che la cooperazione genera abbondanza.
Che ogni essere vivente è collegato agli altri.
Che il valore non si misura dal rumore che facciamo, ma dal contributo che lasciamo.
Forse è proprio questo il motivo per cui, ogni volta che entro nel laboratorio per smielare, sento di entrare anche dentro me stesso.
Il miele diventa uno specchio.
Ogni favo custodisce una domanda.
Come sto vivendo?
Per chi sto lavorando?
Sto costruendo qualcosa che nutre soltanto me oppure anche gli altri?
La ricerca che accompagna la mia vita mi ha portato a studiare neuroscienze, psicologia, filosofia, spiritualità, ipnosi, medicina di segnale e molte altre discipline.
Ma ogni estate torno dalle mie api.
E ogni estate mi ricordano che nessuna teoria vale quanto una semplice esperienza vissuta.
L’alveare non discute il senso della vita.
Lo incarna.
Forse il miele è anche questo.
Non soltanto un alimento straordinario.
Ma il simbolo tangibile di ciò che accade quando migliaia di esseri mettono il bene comune davanti all’interesse individuale.
Ogni cucchiaino racchiude una stagione di fiducia.
Ogni goccia è il frutto di una collaborazione perfetta.
Ogni vasetto è una lezione di umiltà.
E ogni volta che ne assaggio uno, prima ancora di percepirne il sapore, sento nascere dentro di me una sola parola.
Grazie.
Grazie alle api.
Grazie alla natura.
Grazie alla Vita, che continua ogni giorno a insegnarci, con infinita pazienza, che il vero nutrimento non nasce dalla conquista, ma dalla collaborazione, dalla presenza e dalla meraviglia.


